Nietzsche diceva che si può “sognare sapendo di sognare” perché la nostra coscienza sa sciogliere le sue contratture dolorose in flussi di gioia,d’estasi e di grazia. Spesso si vive in quel stato di “reverie” che è quell’abbandono della mente in cui la libertà del fantasticare non spegne mai la coscienza in stato di veglia, ma con essa s’incontra su un terreno che non è né quello piatto,crudo,documentario della realtà né quello ambiguo,oscuro è incerto dei sogni.

Io e il mio amico

Dopo tutto perché mi devo fidare della tua presenza,/delle tue attenzioni che sono ambigue e folle?/ So di non essere unica,/ non per l’indifferenza ma per l’amore / ed ebbi l’insolita certezza,/ l’illusione di avere il mondo in pugno. Il mio oscuro passato mi consuma e poi cresce/ in un instancabile atto di generosità,/ e tutto quello che ho preso dalla vita / sono delle parole perfettamente inutili/ che tornano sempre a rinnovare il mio incanto. Mi hai fatto conoscere l’odio e la vergogna…/e mi hai insegnato che la morte è un amico comune. Tutto intorno a me mi diceva che tu non sei niente/ però sei capace di dar corda all’allegria/capace di dar corda alla tristezza. Sei qualcosa che vale la pena di ricordare/ simile al nulla per una qualche ragione,/e ti confondo col sesso o ti confondo con la morte.

L’incontro

Lui stava seduto al bar,/con il suo bicchiere di vino rosso,/non l’aveva vista entrare/ non l’aveva sentita sedersi/ però ha sentito la sua voce,/una voce eccitante che esplode/condividendo illeciti piaceri./Ora era davanti a lui / come una creatura dell’aria,/ come una luce che discende nel suo pensiero./ Era bellissima,con il suo bell’aspetto,/una donna con forme sconosciute /disinvolta,desiderabile è lontana./ Lui la guarda come un’estraneo / e nel suo sguardo c’è un fremito d’amore./ Mentre passa s’incurva / e sente il suo profumo/ stordito esce dal sogno / e se ne va col sogno.